Di Fabio Riccio
Meticoloso, intransigente già dal tappo fino al più piccolo dettaglio dell’etichetta, passando per lo “stato di salute” dei suoi vini, che personalmente “coccola” dopo che hanno viaggiato.

Orgoglioso della sua terra e di quel che produce, chiacchierone di poche parole, proprio come lo sono tanti figli del Friuli, da sempre abituati al rimboccarsi le mani senza troppe smancerie, gente concreta che riserva alle ciacole il tempo che meritano solo ad opera compiuta, magari davanti ad un buon bicchiere…
Questo in breve potrebbe essere un ritratto di Denis Montanar, famiglia orgogliosamente di agricoltori da quattro generazioni…
Già: forse proprio questo è l’incipit giusto per raccontare di un viticoltore ben fiero dell’etichetta “Triple A” sui suoi vini. Per chi non sa cosa significhi “Triple A” date un occhio qui: http://www.triplea.it/
Avevo già incrociato Denis Montanar e i suoi vini in una bella serata autunnale a Parma, all‘Enoteca Virgilio, il giorno prima di andare alla tredicesima edizione di Vini di Vignaioli in quel lì di Fornovo (PR)
Vedi – https://www.gastrodelirio.it/fabio-riccio/osteria-virgilio-parma/2014/11/
Fin da quella sera, e con l’ulteriore conferma datami dagli assaggi in fiera, ho da subito apprezzato i suoi vini, e così, il ritrovarmelo prima a Navelli (AQ) per Naturale 2015 vedi – https://www.gastrodelirio.it/fabio-riccio/naturale-2015-navelli/2015/05/ e poi in quel piccolo-grande “covo” di appassionati di “vini naturali” (virgolette d’obbligo) che è la Drogheria Buonconsiglio di Vasto (CH) è stato senza dubbio piacevole.
Una premessa: inventariare vini, stilare classifiche, appioppare punteggi, e altre menate da enofighetti di provincia non sono cose da Gastrodelirio, anzi!
Noi gastrodeliranti cerchiamo l’essenza, cerchiamo solo cibi e vini che parlino direttamente all’anima, e il primario metro di valutazione che utilizziamo è solo la piacevolezza – ad ogni costo.
Un vino, un cibo, ma anche una persona o un luogo che non smuovono certe corde dell’anima, non sono cosa per noi di gastrodelirio.
Ergo, dato per acclarato che in quel di Villa Vicentina, almeno nell’azienda di Montanar, in vigna & cantina di trattamenti se ne vedono davvero pochi, a parte quel po’ di rame e zolfo in minimi dosaggi quando serve, e che di eno-diavolerie ancor meno… partiamo da questa ipotesi…
Dunque, dato per scontato che le rese in vigna sono, almeno viste secondo l’ottica dell’enologia superproduttiva basse, e che in azienda si pratica una sorta di agricoltura a circuito chiuso, che non si culla nella monocultura, ma che saggiamente spazia anche nella coltivazione di campi a cereali e foraggio, proprio come si faceva una volta…
Quindi, come è facile immaginare, visto che anche in cantina si è il meno interventisti che si può, credo che a questo punto sia meglio “andare al sodo”, e raccontare dei due Rosè di Refosco dal peduncolo rosso di Borc Dodon, cioè il 2006 e il 2009, due vini che pur con sfaccettature e strutture diverse, sanno bene la scorciatoia per arrivare subito al cuore, perché seducono già solo a guardarli nel calice.
E’ così, passati pochi secondi di sbandamento, dove una traccia di rifermentazione non da’ per nulla fastidio, si presentano e prendono subito il volo, emozionando e facendosi voler bene!
Vero.
Potrei anche raccontare del “giovanile” (si fa’ per dire…) Merlot 2012, un rosso molto ben equilibrato di beva, dalle limpide percezioni.
Un Merlot distante mille miglia da certe quasi–marmellate olezzanti che propina un certo tipo di enologia… un vino sincero, che senza clamore fa’ subito breccia nell’anima, tanto che ne vorresti avere damigiane intere.
Vero.
Forse qualche parolina in più ci vorrebbe anche per quel tale vino bianco intrinsecamente Friulano, che per la pochezza di certi politici è stato scippato del suo nome, ed è diventato “innominabile”, come un figlio al quale per legge hanno cambiato le generalità – cosa triste, triste… quello che va in bottiglia da Borc Dodon, anche con ‘sto neo-nome semiposticcio che dice tutto e nulla, è una meraviglia, emoziona, l’acidità scalcia al palato, e invade il naso di sentori di primavera alla grande. Quasi solenne.
E… una volta nel calice, riesce anche nel miracolo di far dimenticare i politici…
Vero, verissimo.
Potrei (anche) raccontare del Verduzzo, festa di complessità e epifania di sentori per naso e palato, una festa elegante, di gusto e bella…
Invece… mi fermo qui.
Senza troppi giri di parole, i vini di Denis Montanar e la filosofia che c’è dietro, semplicemente mi piacciono, molto.
Tutto qui, poche chiacchiere, un concetto assoluto.
I dettagli tecnici li lascio ai tanti che qui sul web, e sulla carta stampata ne hanno già parlato. Stop.
Come già detto, un vino per poter essere definito “gastrodelirante”, oltre essere fatto bene, deve andare dritto al cuore, e per la strada più breve, tutto il resto è solo contorno, spesso superfluo.
Un vino però per essere compreso nella sua interezza, deve anche essere degustato senza paraocchi e tediose ricerche dell’errore, proprio quelle tanto care a certa enologia iperpaludata sempre con un lavandino a portata di calice. Stop.
Però… una cosa, un particolare, forse non troppo un particolare, dei vini di Denis Montanar lo devo raccontare un attimo di più in dettaglio.
Merita.
All’inizio di questo post ho definito meticoloso questo vignaiolo.
Lo ribadisco, in toto.
Bene, tutto questo si riflette anche nelle etichette, vere e proprie carte di identità del vino, semplicemente… meticolose.
Precise, esaurienti, chiare… c’è scritto tutto davvero, non c’è niente da nascondere…
Per come bere (bene…) i vini di Borc Dodon vi rimando a questo link: http://www.borcdodon.com/vini.html
AZIENDA AGRICOLA
MONTANAR DENIS
Via Malborghetto / Statale 14
33059 Villa Vicentina (Udine)
tel. +39 366 1400327
denismontanar@libero.it

Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?